Quando si debutta con un singolo dal titolo “Tutti i nudi vengon al petting” attirare molta curiosità è automatico. Se però oltre al titolo non c’è niente altro di interessante il gioco finisce subito. Non è il caso della Hofmann Orchestra, che non si limita a scrivere titoli originali. La dimostrazione è il disco “Ouverture”. Ne abbiamo parlato con loro.

UGP: Hofmann Orchestra benvenuti su Underground Playlist, oggi per parlare del nuovo disco “Ouverture”. A quasi un mese dalla release come sta andando? Siete soddisfatti?

Sappiamo che complessivamente sta andando piuttosto bene. Dal punto di vista della critica sono uscite moltissime recensioni e tante di queste hanno sempre esordito con frasi del tipo “Finalmente qualcuno che osa”, “Finalmente qualcuno che riesce a fare qualcosa di originale” o cose simili, e tutti questi “Finalmente…” ci inorgogliscono perché uno dei nostri obiettivi era quello di creare qualcosa di relativamente “nuovo”. Dal punto di visto del pubblico ammetto di non controllare più di tanto gli streams e i download, non tanto per una questione di snobismo, ma perché non abbiamo sinceramente idea di quale sia la soglia del “pochi” o “tanti”, quindi accettiamo i numeri per quelli che sono.

UGP: Raccontateci come sono nate questa canzoni.

L’idea dei brani è nata tra fine 2018 e l’inizio del 2019, alcuni di questi brani sono nati da uno spunto individuale quasi cantautorale, altre sono nate come strumentali all’interno delle quali è stata inserita melodia e testo per la voce. I primi provini erano quasi tutti pronti a inizio 2019, eccezion fatta per “La mia vita o poco più” e la strumentale “il mondo dei bodhisattva”, ma con l’ingresso di Stefano al basso abbiamo pensato di rivisitare quasi tutti gli arrangiamenti tenendo chiaramente conto dello stile e delle influenze musicale del nuovo ingresso in formazione.

UGP: Con il brano “Mustang – Cambiar car è una scelta di vita” siete entrati nella playlist Spotify “Rock Italia”. Una bella soddisfazione vero?  

Sì è una bella soddisfazione. Tenendo conto dell’importanza che hanno raggiunto le playlist ufficiali di spotify  e guardando i nomi dei “colleghi” presenti direi che siamo in ottima compagnia, probabilmente ci sono i migliori rappresentanti del genere in Italia. Volendo fare una battuta ci sentiamo un po’ come l’atleta emergente che viene convocato in nazionale assieme a dei campioni veri.

UGP: Ma se poteste scegliere: meglio un milione di stream o un concerto sold out in un palazzetto?

Darò una risposta molto pragmatica, sceglieremmo ciò che ci consente di poter esercitare il mestiere di musicista con i mezzi e la calma necessaria per produrre musica di qualità elevatissima. Penso che avere un singolo con un milione di streaming consenta comunque di poter intraprendere un tour con diversi sold out non in palazzetti, ma comunque in club di dimensioni significative. Perciò le due cose in genere sono abbastanza correlate: se riesci a fare un sold out in un palazzetto vuol dire che i 10000-15000 paganti circa hanno probabilmente comprato e ascoltato anche in streaming più volte i brani.

UGP: Immaginiamo che il palco sia proprio ciò che più vi manca. Vi ricordate il vostro primo live?   

I live mancano molto, soprattutto per una band come la nostra la componente live è fondamentale. Poi quest’album in particolar modo è molto potente e aggressivo come suoni perciò dal vivo esprimerebbe un’energia e uno spirito ancora più travolgente. Ci sono tantissimi aneddoti legati al nostro primissimo live, il primo è che eravamo solamente in due, quindi arrangiammo i brani in modo che rendessero anche senza basso. L’altro aneddoto è legato ad un sitar (la chitarra indiana usata dai Beatles nel periodo psichedelico) che decidemmo di portare sul palco per fare una cover degli Afterhours in una veste molto più visionaria e acida. Dulcis in fundo: a fine performance il pubblico chiese una serie di bis e non sapendo più cosa suonare iniziammo a fare una serie di cover improvvisate e ad ogni cover si sono uniti a noi sul palco i ragazzi della band che suonò prima di noi (prima il bassista poi uno dei chitarristi), fino a ritrovarci sul palco in sette.

UGP: E per concludere un salto nel futuro: avete già in mente come sarà il seguito di “Ouverture”?

Sì, ce lo immaginiamo ma non ve lo vogliamo dire :D. In realtà abbiamo buttato giù diversi provini ma dobbiamo decidere che forma definitiva dare a questi nuovi brani, quindi abbiamo diverse idee nel pieno dello sviluppo.

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