Dopo la release del singolo “Il resto di niente” e la nostra recensione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la cantautrice Anna Zu.

UGP: Anna Zu, bentrovata sulle nostre colonne! Cantautrice pop che affonda le sue radici nella lirica. Raccontaci tutto della tua storia!

Ciao a voi e grazie infinite per l’opportunità! La mia storia nella musica è un viaggio che copre oltre 4 decenni. Ma in realtà amo pensarlo e raccontarlo come due vite distinte. La prima è iniziata a 4 anni, con il pianoforte e poi il canto lirico al Conservatorio. Volevo cantare, ma alla fine degli anni ‘80 a Padova, mia città natale, non esistevano percorsi formativi pop.
Così ho intrapreso gli studi classici. È stato un percorso molto importante per me, ma in fondo in fondo sentivo che non era la mia strada. Così quei 20 anni sono terminati con un radicale cambio di priorità e di obiettivi. Grazie anche alla folgorazione per il mondo della comunicazione e delle nuove tecnologie, Internet in primis, che stavano prendendo piede a metà degli anni ‘90. Spesso amo dire, scherzando, che “nella vita volevo fare la cantante, ma poi ho scoperto che risolvere problemi mi veniva meglio. E pagava di più”. Ho quindi parcheggiato la musica per quasi 20 anni. Ma mancava qualcosa. C’era una polveriera di emozioni che covava in me. Ed è detonata a partire dal 2014. La mia seconda vita in musica. Come spesso accade è stato frutto del caso.
O forse del destino. Dipende a cosa credi. Tramite un semplice volantino (lavorando da 20 anni nella comunicazione digitale è poi anche questo un segno, in una qualche misura) la mia strada si è incrociata con quella di due artisti straordinari. Ho iniziato un percorso per ripartire da zero. Prima di tutto vocalmente (il passare dalla lirica al pop è stato quasi dover distruggere per ricostruire), ma non solo. Pian piano quelle “cose da dire” che avevano covato per 3 decenni sotto gli strati della vita quotidiana, si sono fatte strada. Ho iniziato a scrivere ed eccomi qui. “Emergente” a 49 anni. 30 di più della media di chi normalmente si trova a questo punto del suo percorso. In una società nella quale pare che nulla di creativo possa fiorire se hai superato i 25 anni, io ho deciso di ignorare i cliché. Perché una canzone, così come ogni altra espressione artistica, nasce dall’urgenza di dover dire qualcosa. E questo non ha età.

UGP: Ti abbiamo scoperta con il singolo Vetro e ora pubblichi Il resto di niente. Qualche parola su questi due brani per entrare nel tuo mondo.

Come spesso dico, io riesco a scrivere solo di ciò che conosco e in questo primo lavoro ho sentito la necessità e l’urgenza di sfogare emozioni molto personali. Vetro racconta dell’abbracciare le proprie debolezze, accettandole e facendole diventare una leva per trovare il nostro punto di svolta. Spesso non ci rendiamo conto di vivere in una scatola di Vetro. C’è ma non la notiamo perchè è trasparente. Ci sembra di essere liberi e invece non lo siamo. Se la intravediamo scivoliamo provando a scavalcarne le pareti; perché non ha appigli. Ma il Vetro, per sua natura, è frangibile. Sta a noi riuscire a trovare il punto di rottura.
Il resto di niente nasce dal ragionare sul fatto che nella vita, spesso, ci accontentiamo. Per timore o per inerzia. Ci chiudiamo nella paura di scoprire la verità, cosa che però forse ci renderebbe liberi. Quel singolo istante di realtà che potrebbe rivelarsi doloroso ci spinge a rimanere in silenzio. Meglio dimenticare che avere rimpianti. Meglio l’incertezza che il rischio di soffrire. O forse no?

UGP: Come nascono le tue canzoni e come si svolge il processo creativo, dalla scrittura fino al master?

I miei brani posso dire che nascono nella solitudine. Spesso sulla scia di momenti intensi o giornate complesse. Sento il bisogno di lasciar sfogare delle emozioni, mi siedo, chiudo gli occhi e “lascio accadere”. Quasi come se fossi spettatrice di ciò che ho da raccontare. Solitamente prima la melodia e poi il testo. Ma a volte viceversa. Spesso ciò che esce non diventerà mai una canzone portata poi in studio, ma ogni volta cerco di darle comunque una forma completa. Magari quello non è il suo momento, ma un domani chissà. Ma quando emerge un brano per me davvero importante lo capisco quasi subito. Sembra sciocco a raccontarlo, ma è una vera e propria sensazione fisica. Una sorta di formicolio alla base della nuca. È da quello che capisco che è arrivato il momento di far fare a quella canzone il passo successivo: farla ascoltare ai miei due mentori. Da lì parte il lavoro di arrangiamento, produzione e vocal coaching in preparazione alla registrazione in studio.

UGP: Chi sono le persone che compongono il tuo team e che ti aiutano a trovare il sound giusto?

Una cosa è certa: sono estremamente fortunata. Ho la possibilità di lavorare con dei professionisti straordinari. Davide Antonio Pio (performer, musicista, autore) cura gli arrangiamenti e tutta la parte musicale. È un artista eclettico e di enorme talento. Considero un regalo enorme della vita il poter condividere con lui la parte creativa e soprattutto il farmi guidare in questo viaggio. Di Giuseppe Lopizzo (cantante e Vocal Coach) posso dire che nulla di tutto questo sarebbe accaduto se lui non ci fosse stato. Ha saputo ricostruire la mia voce da zero e mi ha accompagnata in un cammino di consapevolezza. Vocale, artistica, personale.
Il suo lunghissimo percorso professionale che dalla formazione negli Stati Uniti lo ha portato poi a collaborare con nomi importantissimi della musica italiana, lo rende capace di capire a fondo le esigenze del cantante, aiutandolo a trovare la sua unicità.
Come a volte gli dico, ciò che si riesce ad ottenere affidandosi al suo vocal coaching, per me “it’s a kind of magic”. C’è poi il meraviglioso Ugo Bolzoni ed il suo New Frontiers Recording Studio, a Rovigo. L’esperienza di registrazione e mixing da lui è incredibile. Un professionista raro.

UGP: Hai degli obiettivi da raggiungere con la tua musica? Quali sono?

Come vi raccontavo, scrivo per l’esigenza di farlo. Il mio obiettivo primario è poter condividere questi sentimenti e attimi con altre anime. Perché la cosa bella della musica è che ognuno può, in fondo, vederci ciò che vuole. Agganciarvi le proprie sensazioni ed esperienze. La cosa che mi renderebbe più felice, rispetto al rilascio di questo lavoro, sarebbe che uno dei miei brani rimanesse allacciato al ricordo di un momento importante per qualcuno. Richiamando un’emozione.

UGP: A questo punto, dopo questi due bei singoli, non ci resta che chiederti se presto arriverà anche un disco.

È così: sta per arrivare. Sarà composto da 10 brani originali che sono, di fatto, tanti piccoli tasselli di me. Un racconto onesto e senza filtri di tutte le mie discrepanze e incongruenze. Canzoni che raccontano le cose che vivo, così come le vivo: quelle che mi fanno stare bene, quelle che mi fanno arrabbiare, indignare e mi tengono sveglia la notte.Una sorta di perpetua altalena tra attimi positivi e negativi. Ma la vita in fondo cos’è se non questo?!

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