“Blue” è il primo album di Boetti, è uno stato d’animo. Tutto quello che Damiano e Meti singolarmente non sarebbero riusciti a raccontare delle loro vite. Storie di solitudini, provincialismi precarietà. “Blue” è un disturbo ossessivo compulsivo, sentirsi doppio, plurale.

UGP: Ciao ragazzi, benvenuti! Il 28 maggio pubblicate il vostro primo album dal titolo “Blue”, come vi sentite a pochi giorni dall’uscita?

Sicuramente un po’ meno blue. Aver tagliato finalmente il primo traguardo ci toglie un grande peso dal cuore. In più dobbiamo ringraziare davvero tutti per come il disco è stato accolto, sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori. Questa cosa ci gratifica tanto ed è un’ottima base su cui continuare a costruire.

UGP: Vi va di raccontarci qual è il fil rouge che tiene unito il vostro album?

Come tutte le opere prime, questo lavoro è un calderone che contiene il meglio (e il peggio) degli ultimi quattro anni della nostra vita. Tematiche e modi di raccontare sembrerebbero i più disparati; anche a noi inizialmente lo sembravano, poi con il passare del tempo ci siamo accorti che il filo conduttore che legava tutto era quel senso di malessere, inadeguatezza e frustrata insoddisfazione che abbiamo voluto riassumere con il termine “blue”.

UGP: Il vostro singolo “Golden boy” è una critica alla società moderna e alla sua falsa retorica, esiste una soluzione secondo voi a chi non sa di essere un golden boy?

Chi non sa di esserlo è sicuramente più privilegiato degli altri, tranne quando ignora la sua natura e contemporaneamente si fa portatore di ideali opposti (in quel caso si andrebbe incontro a una contraddizione risolvibile solo con l’autodistruzione). Siamo tutti un po’ golden boy, perché siamo tutti in qualche modo benestanti, borghesi, cattolici, provinciali, almeno nei nostri atteggiamenti, nelle sovrastrutture psicosociali e comportamentali.

UGP: Sappiamo che date molta importanza anche alla parte visiva, tanto che anche per l’uscita del disco avete preparato un “film blue” vi va di dirci qualcosa in più?

Il “Film blue” è il release party che sentivamo di meritare e che ci siamo regalati appena capito che non sarebbe stato possibile festeggiare “in presenza”, insieme alla nostra gente vera sotto un palco vero. Allora abbiamo rimediato con una live session registrata al 360MusicFactory di Livorno e trasmessa in diretta FB. Al “Film blue” hanno partecipato Andrea Pachetti, che ha registrato e mixato il concerto oltre ad aver prodotto con noi l’album, Rebecca Lena, che ha curato riprese e montaggio, e quattro super ospiti d’eccezione: Apice, Riccardo Onori, Fabrizio Pagni e Maestro Pellegrini. Suonare con altri musicisti e cantautori, artisti che stimiamo e a cui saremo eternamente grati per la loro gentilezza e disponibilità, ha dato nuova linfa alle canzoni e a noi la possibilità di mostrare al pubblico un’anteprima di quello che sarà un nostro concerto dal vivo.

UGP: Ultima domanda ma non meno importante, anche se ci troviamo nella nostra terza età (parlo io che ho 26 anni ma me ne sento 60) quando potremo venire a scatenarci sotto al palco di un vostro prossimo concerto?

Speriamo presto. Stiamo lavorando giorno e notte al calendario estivo, ma c’è un prezzo da pagare (e che continueremo a pagare ancora per un po’) dopo questo anno/ anno e mezzo di pausa globale dai concerti: non dal punto di vista della “forma” (per quello siamo sempre carichi a molla), bensì dal punto di vista delle possibilità, degli spazi che sono pochi, dei protocolli che sono comunque stringenti e limitanti. Speriamo di poter guardare con più fiducia alla stagione autunno-inverno.

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