Tommaso Sgammini e Filippo Macchiarelli sono due fuoriclasse rispettivamente del pianoforte e del contrabbasso. Hanno recentemente pubblicato il disco “Stanzia” per la celebre label Jazz Abeat Records. Un lavoro il cui tema fondamentale è la riflessione interiore. Un processo che in questi ultimi due anni molti di noi hanno conosciuto, complice la pandemia che ha modificato anche drasticamente le nostre abitudini consolidate. Abbiamo chiesto loro di redigere per noi una playlist di brani da loro amati e che tracciassero un percorso di confronto con noi stessi.

Tommaso:

Reverie, Aaron Parks, Album “Arborescence” . In questo album Aaron Parks ci comunica attraverso un linguaggio onirico ed evocativo tutte le dimensioni materiali e spirituali della contemplazione. Stare soli può essere visto anche come osservare un panorama in silenzio.

Introspection, Thelonious Monk, Album “Alone” . Stare soli con Monk significa mettersi a confronto con qualcosa di inusuale, folle, geniale, imprevedibile, fastidioso, accattivante, seducente, disturbante, innocente, malizioso.

When I Fall In Love, Bill Evans, album “The solo Sessions volume 1”.  Come ci si sente quando siamo innamorati? Come se un treno a tutta velocità ci si stesse per travolgere. L’attimo prima della catastrofe, o della salvezza. Ci sentiamo soli e inermi, e proprio per questo vivi.

Ballad for Anna, Album “Piano Improvvisations Volume 1”.  Stare soli significa avere più tempo per sé stessi, più tempo per i propri interessi, più tempo per giocare: proprio come quando eravamo bambini. Sta a noi decidere se giocare o meno.

Punti di Vista, dall’Album Stanzia. Quando siamo persi l’unica cosa da fare è ricomporci, ritrovare la via. L’unico modo per farlo è imparare ad osservare la nostra situazione da ogni prospettiva, imparare che quello che vediamo in apparenza è soltanto una parte del tutto.

Filippo:

La Pioggia, Filippo Macchiarelli. Quando si è in una situazione di crisi tendiamo spesso ad aggrapparci a qualcosa a qualcuno per non sprofondare. Il rumore della pioggia battente su un lucernario mi ha fatto distogliere per un attimo dai pensieri negativi, portandomi per un attimo in una dimensione più distesa. La mente ha un potere straordinario: se riusciamo a concentrarci possiamo anche distaccarci dai problemi, elevandoci al di sopra della negatività.

The razor’s edge, Dave Holland. Dave Holland è una grande fonte di ispirazione. Le sua gestione orchestrale, la sua scrittura e il suo modo di suonare sono da sempre un esempio verso il quale tendere: uno stimolo verso una costante ricerca musicale ed artistica.

Self portrait in three colours, Mingus. Questo brano è un capolavoro di composizione: una sinfonia racchiusa in soli tre minuti. La componente autobiografica è già insita nel titolo: un brano prefetto in cui Mingus, come un pittore, descrive se stesso e la sua complessa ed articolata personalità  con estrema sensibilità. 

Alone, Ben Harper. Amo Harper, da sempre. Questo brano è emblematico, sopratutto per il testo, nel quale l’autore descrive un conflitto interiore profondo: una richiesta di aiuto, nel non voler rimanere soli, in una situazione di difficoltà e di dolore interiore. A volte abbiamo bisogno di qualcuno o qualcosa che risollevi la nostra anima da una situazione destabilizzante dal quale sembra non esserci un’uscita apparente.

Diggin in the dirt, Peter Gabriel. La musica per esorcizzare il dolore. Così Peter Gabriel ha fatto nel disco Us, in particolare modo in questo brano, dove esplora il dolore derivato da problemi personali di natura familiare. Scavare nello sporco, dentro ciò che vogliamo celare apparentemente, per metterci a nudo . A volte è l’unica strada che ci può portare ad un miglioramento di ciò che siamo.

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