Dopo un’attesa durata troppo per non trovare sfogo in musica, dopo una vita passata a cercare radici che sanno di casa in case che hanno l’odore della bougainville, dopo un’infanzia trascorsa a rincorrere canzoni che solo il vecchio stereo dei suoi conosceva e un’adolescenza urlata fino a sfinire la voce tra le vie di città troppo spente per non accendere la luce, Marsali prende in mano
coraggio e parole per dare melodia alla versione migliore di sé: “La versione migliore di noi” è il singolo d’esordio della cantautrice pescarese. Ne abbiamo parlato con lei.

UGP: Marsali, anzitutto svela la tua vera persona! chi sei, da dove vieni, e soprattutto, cosa significa il tuo nome d’arte (sempre se di nome d’arte si tratta)?

Buonasera! Mi chiamo Rebecca, ho venticinque anni e vengo da Pescara. Il mio nome d’arte, Marsali, ha tanti significati ma forse quello più esplicito è legato ad uno degli elementi naturali in cui più mi riconosco, il sale del mare, la salsedine. 


UGP: Parlaci della tua passione, come ti sei avvicinata alla musica, cosa ti spinge a esporre  te stessa e il tuo vissuto al vaglio degli appassionati ,dei follower e degli ascoltatori, in epoca in cui più che mai le parole di Guccini “non ho voglia di far niente, e anche se mai mi venisse a fermarmi c’è la gente” sembrano essere attuali?


Ho sempre vissuto circondata dalla musica, mio papà è un jazzista e mamma una grande appassionata, quindi fin da bambina mi dilettavo in performance lunghe ore nel salotto di casa con un microfono giocattolo. Poi crescendo ho capito che quello che più amavo fare non era tanto cantare ma scrivere di me, comunicare i miei fantasiosi viaggi mentali e burrascosi cambi d’umore con le mie canzoni. Con l’esordio di Marsali ho proprio voluto rompere una barriera per espormi prendendomi la responsabilità di tutte le conseguenze. In fondo io sono fatta così, alla fine mi butto, se penso ne valga la pena e quindi paranoie a parte, Marsali ha voglia di esistere. 


UGP: “La versione migliore di noi” sembra alludere ad un vissuto reale, ad una storia che rimane sulla pelle come la salsedine d’estate, dacci qualche dettaglio in più sul brano, la storia che racconta e la musica che gli dà vita!


Beh ho sempre avuto un debole per le canzoni d’amore ma posso dire di non averne mai scritta una che mettesse in luce queste sfumature. In questo pezzo è come se avessi voluto compiere un viaggio nel futuro per immaginarmi come effettivamente potrebbe essere una relazione tra venti, trenta, quarant’anni. Quando ho scritto “la versione migliore di noi” nella musica e nel testo ho messo da parte “le frasi fatte” per raccontare con semplicità e cura quelle cose che nel cambiamento secondo me non cambieranno mai. 


UGP: Nella tua bio abbiamo trovato un accostamento interessante e ricorrente con la bougainville: ti chiedo di spiegare, a ruota libera, il perché della scelta.


E’ una pianta che mi ha sempre affascinata tantissimo, anche perché fiorisce durante la mia stagione preferita, l’estate. I suoi colori, il fucsia e il verde, rispecchiano perfettamente i contrasti del mio carattere, l’eccentricità, il romanticismo e la solarità da un lato, l’empatia, la calma, il bisogno di libertà dall’altro. Le bougainville poi colorano i palazzi grigi delle città, ce ne sono diverse vicino casa mia e ogni volta che le incontro mi ricordo l’importanza dell’”arrampicarsi” per ambire a qualcosa di grande. 


UGP: Se avessi la palla di vetro e potessi vedere il futuro, cosa troveremo sul tuo profilo Spotify o su quello Instagram, insomma dacci una panoramica di quello che ci aspetta!


Sicuramente tanti colori, sia nella musica sia nelle immagini.

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