I Moca sono una band particolare, dotata di alchimie a sé. Quattro spezzini in cerca di un pubblico che ha già più volte dimostrato di saper apprezzare lo stile solare del gruppo ligure, che – tra l’altro – ha orbitato più di una volta tra i nomi forti di Indie Italia (dove, per capirci, ascolti da Colapesce e Dimartino a Brunori Sas); ora, dopo la pubblicazione del loro disco d’esordio “Oplà Vol. 1” e dopo l’uscita del loro nuovo singolo “Falchi”, i Moca sono pronti a ripartire per un’estate che – si spera- potrà essere densa di impegni e di possibilità di farsi sentire. Possibilmente, da un palco. Ecco il risultato delle quattro chiacchiere che abbiamo scambiato con la band de La Clinica Dischi.

UGP: Ciao Moca, domandine di quelle poco impegnative per presentarvi ai nostri lettori. Lopinione più impopolare che condividete. Essendo una band, potete decidere se esprimervi ad una o più voci.

Non ci piace il reggaeton, la musica “presamale” e il caldo estivo.

UGP: La vita del falco sembra essere quella del grande eroe, ma anche il pappagallo ha le sue armi nascoste. Cosa vuol dire, per voi, essere pappagallo e falco e in che modo possono fra loro combinarsi, tali due estremi?

Il falco è uno dei rapaci più nobili che si possano trovare, possiede delle caratteristiche uniche nel mondo animale ed ha anche un design niente male, ma questo probabilmente lo potete ben intendere da soli.
Per noi il falco ha una doppia volenza simbolica: se da una parte sta a rappresentare tutta l’esuberanza che può comunicare l’animale, dall’altra abbiamo voluto associare quest’immagine all’amore, che si potrebbe ritenere uno dei sentimenti più nobili.Il pappagallo invece è l’immagine della vita di tutti i giorni, un animale che può avere un manto sgargiante, ma che non condivide una vita così estrema come quella di un rapace.
Entrando ancora di più nello specifico per quest’immagine abbiamo pensato a Zeno, il pappagallo del nostro chitarrista, che si è anche prestato come protagonista della copertina del singolo. Zeno non è proprio a suo agio col volo, ma in compenso è molto empatico.Con Zeno si riesce a comunicare, forse perché non ha quelle caratteristiche nobili che tutti ricerchiamo, ma che in realtà spesso nessuno ha. 

UGP:Falchi” è un brano compatto, che però vive di momenti alterni. Come se desse spazio ad entrambi i protagonisti, falco e pappagallo… Come è nato il brano?

È nato come un tentativo, quasi come uno scherzo.
Avevamo due pezzi su cui lavoravamo da un po’ di tempo, che condividevano un mood simile e il tema, l’amore.
In entrambi però ci sembrava ci fosse qualcosa che non funzionasse e non riuscivamo a trovare una soluzione.
Così una sera ci siamo ritrovati tutti e quattro con delle bottiglie di vino e una chitarra, abbiamo provato fare un mash-up dei due brani ed è nata la magia! Abbiamo subito mandato un vocale al nostro produttore e nei giorni successivi abbiamo registrato quello che tutti oggi possiamo ascoltare, Falchi!

UGP: I Moca in questo periodo si sentono più falchi o pappagalli?

Dipende dalle giornate, probabilmente ci sentiamo più spesso dei pappagalli, si sposa meglio con il nostro far scanzonato.Certo ciò non ci preclude ogni tanto di toccare velocità mai raggiunte, come un falco in picchiata, la verità forse, come al solito sta nel mezzo. 

UGP: Salutateci facendoci una promessa che non manterrete.

Ciao ragazzi, ci sentiamo per la nostra prossima uscita, un tormentone di musica liscia. 

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