I quattro di Milano tornano pubblicano il nuovo EP “… and Johnny left this gun”. Un concept work che prende ispirazione da letteratura e cinema per trattare il tema dell’antimilitarismo con il tipico sound della band capitanata da Davide De Santis e che ci catapulta nell’Europa di fine anni ’70, tra punk e new wave. Ecco la nostra intervista.

UGP: Ciao! Ci raccontate come e quando nasce il vostro progetto? 

La band nasce a Milano, a Settembre 2017 dall’iniziativa di Davide De Santis (voce, chitarra ritmica), Luca Divina(batteria) e Danilo Caraccio (Basso), per dar vita ad un nuovo progetto indipendente. Il fine è di riprendere la filosofia e la cultura alternativa del movimento post-punk di fine anni ‘70. Le sonorità della Berlino del muro e della Londra bruciata dal movimento punk vengono calate nelle atmosfere noir della Milano cosmopolita del terzo millennio.

UGP: “… and Johnny left the gun”, il vostro nuovo EP fresco di pubblicazione, è una raccolta di brani con un tema concettuale alla base. Ci raccontate tutto? 

Tutto nasce dal libro Johnny got his gun di Dalton Trumbo e dalla figura di questo autore perseguitato dal Maccartismo negli Usa degli anni 50. Volevamo omaggiare la figura libera da ogni schema artistico che apparteneva ad uno de piu grandi sceneggiatori di hollywood. Ricordando come la libertà di parola e il tema del antimilitarismo sia stato un tema fortemente osteggiato, anche oggi  che ci consideriamo apparentemente liberi c’è una nuova minaccia rappresentata dal politically correct.

UGP: Per questo lavoro vi siete ispirati a un libro poi divenuto film. In generale, le vostre produzioni sono legate a doppio filo a letteratura e cinematografia. Come mai?

Perché queste sono storie di persone reali che ci piace raccontare e tenere vive nei brani. A volte creando mondi paralleli, ma sempre legati al messaggio concreto che questi personaggi portano dietro di sé.

UGP: Tornando all’EP, ci è particolarmente piaciuta “Johnny got his gun”, forse la traccia più rappresentativa di tutto il lavoro. Quale è stata la genesi di questa canzone? 

Johnny got his gun è uno di quei pezzi dove siamo partiti dal testo, che era già scritto prima della musica. Era importante raccontare in modo semplice ed efficace la figura di Johnny reduce mutilato simbolo vivente degli orrori della guerra. Come il resto dei pezzi del EP è nato in modalità acustica e poi elettrificata in seguito. siamo tornati ad una struttura molto classica e cantautoriale, con strofe inciso e bridge.

 

UGP: La vostra musica ha sempre un gusto vintage. Siete chiaramente ispirati dalle sonorità europee tipiche degli anni 70 e 80. Cosa non vi piace dei giorni nostri?

Il fatto che non si suona più, i dischi sono fatti dal computer e gli arrangiamenti ne risentono, mancano di fantasia e tecnica. Non essendoci più mercato discografico non si investe in musicisti e tempo.

UGP: Ultima domanda e molto classica: progetti futuri?

Ampliare l’ep in un nuovo album e tornare dal vivo soprattutto.

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