Si fa chiamare Umi, non ha un volto, suona la chitarra da paura e ha appena pubblicato il singolo “Memory’s forest”, una traccia metal strumentale con alla batteria Federico Paulovich dei Destrage. Noi lo abbiamo incontrato, rigorosamente via mail perché non ha intenzione di svelare a nessuna la sua identità (almeno per ora). Ecco la nostra intervista.

UGP: Ciao UMI, benvenuto! Per prima cosa: come nasce il tuo progetto?

Umi: Ciao! Vi ringrazio per l’intervista. Il progetto nasce dalla volontà di esprimere tramite il mezzo che amo, la musica, il periodo complesso che stavo vivendo. Avevo sempre sognato di scrivere e produrre dei brani, ed ecco che durante la quarantena si è presentata l’occasione di dedicare tempo e sudore a quest’attività. Questo singolo rappresenta il primo passo di questo progetto, che vuole crescere e dare emozioni a più persone possibili.



UGP: Abbiamo ascoltato il tuo nuovo singolo “Memory’s Forest”, disponibile da alcuni giorni, e siamo rimasti affascinati dalla struttura del brano e dalla tecnica. Come sei arrivato a questo risultato?

Umi: “Memory’s Forest” è un brano che vuole rappresentare ciò che per me è la nostalgia, e per questo ho scelto un tipo di struttura che non fosse sempre lineare, ma che avesse dei cambi di tempo più o meno repentini, questo perchè secondo me la nostalgia è un sentimento distorto, con una dualità e delle incongruenze. Per me è stato importante dare spazio anche agli altri strumenti, non solo alla chitarra, quindi anche il basso, per esempio ha il suo ruolo importante. La tecnica e lo stile che caratterizzano questo brano derivano da anni di esperienza con lo strumento e di sperimentazione, che non si fermano mai, e sicuramene si vedranno nei miei prossimi lavori.

UGP: Cosa significa per te essere un chitarrista metal e proporre musica strumentale nel 2021? Un periodo nel quale i generi più di moda sono altri.

Umi: In questo periodo sicuramente le mode sono altre, anche nel mondo metal, ma questo non mi ha fermato nel proporre musica strumentale, che secondo me, riesce a trasmettere in un modo tutto suo le emozioni che vogliono essere mandate all’ascoltatore, ed è quello che cerco per la mia musica.

UGP: Per questo singolo hai collaborato con Federico Paulovich dei Destrage. Come vi siete conosciuti e in che modo lo hai coinvolto?

Umi: La collaborazione con Federico Paulovich è stata possibile solo grazie a Larsen Premoli, che ci ha messo in contatto, e ha permesso di avere un alto livello di professionalità al brano. Sicuramente è stato un onore, da fan, poter lavorare con lui, sia durante il periodo di pre produzione, sia durante la registrazione della canzone.

UGP: C’è un grande lavoro di produzione. Per questo ti sei affidato a Larsen Premoli. Come è stato lavorare con lui?

Umi: Conoscevo Larsen Premoli già da tempo, seguendolo sui social, e sapevo che avrebbe contribuito ad un livello di professionalità alta, per questo mi sono affidato a lui. Lavorare insieme a lui ed ai suoi collaboratori è stato affascinante, sempre pronti a tutto, alla mano, ma soprattutto con una grande conoscenza, che ha permesso di tirare fuori il meglio dal mio brano.


UGP: Una cosa che ci ha incuriosito è che pubblicamente UMI non ha un volto e nemmeno un nome proprio di persona. Da cosa nasce la scelta di mantenere alto “il mistero”?

Umi: La scelta di tenere alto il “mistero” nasce principalmente dalla volontà di far si che sia la mia musica a colpire a primo impatto, e non la mia faccia. Questo perchè voglio che la mia musica venga ascoltata e giudicata per quello che è, senza nessun altro pregiudizio.

***

Segui Umi

https://www.facebook.com/umimusicproject

https://www.instagram.com/umi__official_/

Pubblicità