Con il disco “Outside introspections” Federica Lorusso, italiana ma di adozione olandese, debutta in modo elegante e professionale. Siamo quindi felici di ospitarla sui nostro canali per rivolgerle alcune domande.

Ciao Federica. Come stai? Come ti senti dopo aver pubblicato il tuo disco di debutto?


Ciao UGP e grazie per il vostro interesse. Sto molto bene, felicissima di aver intrapreso questa avventura con la pubblicazione del mio primo disco. Arrivano i primi risultati e questo mi entusiasma molto.


Outside introspections, questo il titolo del lavoro. Che ci dici in merito?


Dal titolo si può già intuire che sia un disco introspettivo. Racconta un po’ di me, dei miei pensieri, delle mie emozioni, della mia vita in Olanda. Con la parola “outside”, sottolineo l’importanza dell’incontro fra la mia interiorità e quella degli altri, perché proprio dalla condivisione si può creare qualcosa di speciale. Per esempio, la musica si trasforma nel momento in cui entra in contatto con i musicisti con cui la si condivide. Affascinante è anche quanto il significato stesso possa cambiare o quanto differenti e personali possano essere le immagini evocate da un brano, a seconda di chi l’ascolta.


In che modo racconteresti il percorso di crescita che ti ha portato fino a questo traguardo?


Non sempre facile, non privo di momenti di sconforto, ma sicuramente entusiasmante. Ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi hanno spinto ad andare avanti, che mi hanno insegnato tantissimo e continuano a farlo. Mi sono trasferita in Olanda per studiare in due dei conservatori migliori d’Europa, mi ritengo profondamente fortunata, adesso vivo in una città molto stimolante musicalmente. È stato un percorso in cui ho cercato di mettermi in gioco il più possibile, di imparare il più possibile, di combattere la paura del palcoscenico o la paura di fallire. La pubblicazione del disco è solo l’inizio di una ricerca di una mia voce, di un mio stile musicale, dopo tutti questi anni in cui ho cercato di assorbire quanto più possibile dall’esterno.


Da cosa sei partita per scrivere le canzoni? 


In genere cerco sempre di variare il processo creativo, impormi sempre un punto di partenza diverso, al fine di non ripetermi. Certe volte parto da una linea di basso, o da una melodia che mi viene in mente canticchiando, a volte suonando il pianoforte mi lascio trasportare da quello che mi dice l’istinto o l’emozione del momento. A volte analizzo la musica degli artisti che stimo e cerco di capire cosa mi emoziona e perché, poi cerco di trarne ispirazione.

Cosa significa, per te, essere una jazzista?


Per me significa imparare a conoscersi, mettersi sempre in discussione, ricrearsi. Significa far sentire la propria voce senza imporsi, rispettando e valorizzando la voce degli altri. Significa vivere nel presente, facendo tesoro del proprio passato. Insomma tante cose difficili, ma non puoi prescinderne se vuoi fare musica veramente sincera e personale, è un percorso che non finisce mai.


Ed essere una donna che fa musica?


Non saprei rispondere a questa domanda, perché per ognuno è diverso e onestamente non saprei come sarebbe stata la mia esperienza artistica se fossi stata un uomo. Vorrei ci fosse più eterogeneità nella comunità jazzistica, questo si. La scorsa estate ho suonato a Parigi, alla fine del concerto si è avvicinata una coppia con una bambina e uno dei due mi ha detto: “hai ispirato nostra figlia”. Mi ha emozionato molto e mi ha fatto riflettere. Ci si sente forse poco rappresentate, si parla poco delle strumentiste donne della storia del jazz, che sicuramente sono una minoranza. Quindi immagino che essere una donna che fa musica oggi sia importante per le prossime generazioni.


Come sono i tuoi live? 


Mi piace comunicare con il pubblico presentando i brani, renderlo partecipe, ma comunque lascio più spazio alla musica. La bellezza del jazz è che ogni live è diverso. Cerco sempre di fare in modo che l’ascoltatore non perda la concentrazione o l’interesse alternando brani più intimi o lenti con brani più energici. Una delle priorità nei nostri live è la sintonia e la comunicazione fra gli elementi della band. Se c’è quello, il resto viene da sé.

Pubblicità