Andrea Natale e Massimo Privitera sono gli autori che hanno avuto la brillante idea di scrivere e pubblicare “Operazione Underscore”, il primo libro dedicato alle colonne sonore dei film di James Bond. Appassionati di musica e cinema, e grandi professionisti nei rispettivi settori, grazie ad un minuzioso lavoro di ricerca hanno confezionato un volume di sicuro interesse e che sarà disponibile in pre-order dal prossimo 5 ottobre. Per placare la curiosità e l’attesa, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Andrea e Massimo.

Andrea e Massimo, benvenuti! Partiamo da voi due: per chi ancora non vi conoscesse, ci dite chi siete e in che modo siete collegati a musica e cinema?

Massimo Privitera: Sono un appassionato di colonne sonore dall’età di otto anni, da quando scoprii un doppio vinile 33 giri con un “Very Best…” di Ennio Morricone che mio padre aveva regalato a mia madre per un San Valentino: fu subito ammirazione totalizzante e grande amore per la colonna sonora cinematica. Da lì in avanti ho sempre fatto caso alle note tra le immagini vedendo i film in TV o al cinema, incominciando a collezionare LP, CD e musicassette di colonne sonore – oggi la mia collezione ammonta a circa 23.000 soundtracks su ogni formato – arrivando nel 2003 a ideare e creare, data la mia passione sfrenata, la prima rivista ufficiale italiana sulla musica applicata al visivo, Colonne Sonore – Immagini tra le note, dapprima cartacea e da un po’ di anni solo web (www.colonnesonore.net), che la prossima estate festeggerà il suo ventesimo compleanno. In vent’anni ho avuto l’immenso onore di intervistare, conoscere (e di alcuni diventarne nel tempo perfino amico) e premiare tutti i miei miti, da John Williams a Ennio Morricone (primo abbonato della versione cartacea), da Howard Shore a Pino Donaggio, da Alexandre Desplat a Hans Zimmer, da Riz Ortolani a Jerry Goldsmith, da Guido & Maurizio De Angelis (gli Oliver Onions) ad Alan Silvestri. Sono direttore artistico del Premio Mercurio d’Argento di Massa sulla musica per film e co-conduttore del programma web Soundtrack City insieme all’ideatore, compositore e music supervisor Marco Testoni (www.soundtrackcity.online), co-founder dell’Accademia CineArteMusica (www.cineartemusica.it), ove imparare l’arte del comporre colonne sonore in tutti i suoi aspetti. Ammetto che nella mia vita ho fatto anche altro, avendo lavorato come regista, promoter, autore e montatore per Rai e Mediaset; però la passione vivida per la Film Music ha prevalso su tutto… e menomale!

Andrea Natale: Grazie a voi per l’accoglienza e l’interesse. Io sono legato al settore musicale come professionista perché lavoro presso una casa editrice che produce libri di/e sulla musica e sono fondatore e titolare di Bluebelldisc Music (editore di Operazione Underscore), impresa di edizioni musicali e produzione discografica. L’interesse per la musica applicata (per prendere in prestito una nota definizione del nostro Morricone) è nata spontaneamente fin da bambino, con l’ascolto, se vogliamo involontario, delle colonne sonore dei programmi TV che guardavo, a cominciare dai cartoni animati pomeridiani, ma anche dei film serali, tra cui quelli comici di Paolo Villaggio (i miei preferiti) o quelli più impegnati o di genere (tra cui i film della saga di Bond). In alcuni casi il tema musicale di un film mi rimaneva impresso a tal punto da ricordarlo per anni, senza nemmeno conoscere il nome del compositore. È successo per esempio in due film per la televisione italiana: nel 1986-87 con Mino – Il piccolo alpino, con il bellissimo tema dell’amico Carlo Siliotto e anche con Morricone, che – nel 1989 – mi segnò per sempre la memoria con la musica della miniserie I promessi sposi di Salvatore Nocita. Naturale dunque che, crescendo, l’interesse per la musica e per il cinema (soprattutto quello di genere italiano, di cui sono un modesto cultore) sfociasse in un binomio e un interesse particolare e passionale che ha condotto me e Massimo (amici e collaboratori dal 2013) a questa “operazione” libraria che racconta il “60enne” 007, ma credo anche un po’ di noi e della nostra interiorità e autenticità. Ho una discreta collezione di VHS, DVD e Soundtrack Album in CD (e qualcosa anche in vinile); ma sono lontano anni luce dai numeri della vastissima collezione di Massimo. E a proposito di colonne sonore, il mio marchio Bluebelldisc, nel 2021, è stato coinvolto in due uscite discografiche (una in vinile e l’altra in CD), ovvero l’album Omaggio a Donaggio della pianista e compositrice (nonché A&R di Bluebelldisc Music) Isabella Turso e la colonna sonora originale composta da Donaggio per il film horror Due occhi diabolici (or. Two Evil Eyes) diretto nel 1990 da Dario Argento e George A. Romero, pubblicata su licenza della Faso Film, il produttore originale del film.

La vostra esperienza e gli anni di lavoro nel campo hanno portato alla scrittura di “Operazione Underscore”. Non abbiamo ancora avuto modo di leggerlo, quindi solo voi potete raccontarci di cosa si tratta…

Massimo: Da molti anni scrivo libri che trattano la materia cine-televisivo-sonora – ad esempio Quando cantavano le Colt. Enciclopedia cine-musicale del western all’italiana (Casa Musicale Eco, 2016) o Game of Scores. Le migliori colonne sonore TV degli anni Duemila (Bietti Fotogrammi, 2021) – ed è un’attività che mi avvince tanto, anche se mi prende moltissimo tempo. Andrea, che aveva scritto alcune parti importanti del libro sulle colonne sonore western italiche, mi propone di mettere nero su bianco un volume sulle musiche nella saga dei film di 007, visto che (cosa alquanto assurda) molti dei libri in lingua italiana su James Bond non trattavano affatto tale argomento o lo abbozzavano soltanto. Quindi, ci siamo messi di buona lena a pensare su come trattare le musiche di 007 ed è nato Operazione Underscore. Il mondo delle colonne sonore dei film di James Bond pubblicato dalla Bluebelldisc, sempre di Andrea Natale, un volume unico nel suo genere con recensioni di tutte (ad oggi) le 25 partiture dei film bondiani, oltre ai due “apocrifi” James Bond 007 – Casino Royale del 1967 e Mai dire mai del 1983, più altre chicche che non svelo.

Andrea: Lato mio, come publishing executive del libro, mi auto-autorizzo a svelare in anteprima che Operazione Underscore è diviso in (00)7 capitoli e che contiene saggi di carattere storico-espositivo, analitico-argomentativo e di testimonianza diretta.

Noi in redazione amiamo molto 007, nello specifico nella versione con Daniel Craig, che sono anche quelli probabilmente più visti e conosciuti dalle nuove generazioni. Negli anni, come sono cambiate le musiche? Ed esiste un file rouge che unisce, a livello sonoro, Sean Connery a Craig?

Massimo: Il file rouge, se lo si vuole per forza rintracciare, partendo dalla parte finale di questa interessante domanda, è sicuramente e scontatamente il James Bond Theme scritto da Monty Norman e orchestrato e arrangiato superbamente da John Barry – poi divenuto autore degli scores di ben undici film della saga bondiana (con le musiche migliori e più iconiche dal mio punto di vista, ancora oggi) – che non è semplicemente il simbolo sonoro di 007 (anche chi non ha mai visto un solo fotogramma delle pellicole dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà britannica sa di cosa si tratta) ma di un genere filmico, quello degli “spy movies”, per eccellenza: nessun film spionistico da quel 1962 in avanti, quando approdò sul grande schermo il primo Dr. No (Agente 007 – Licenza di uccidere, Terence Young) con il mitico e inossidabile Sean Connery, poté fare a meno di ripercorrere quelle atmosfere e timbriche musicali alla Monty Norman-John Barry per accompagnare, parafrasando, plagiando addirittura o emulando, le gesta della spia di turno. Tornando alla parte iniziale della vostra domanda, ovviamente mutano i tempi e il modo di fare film e quindi mutano pure le composizioni musicali: un commento sonoro come quello di John Barry per i primi memorabili film di James Bond oggi non sarebbe più concepibile, perché quel largo sinfonismo, con tratti da mickeymousing (ossia il tipo di commento che si usava nei cartoni animati o film d’animazione non solo disneyani degli esordi) e leitmotiv subito cantabili, dalle nuances sentimentali strappalacrime e romanticheggianti dal respiro enfatico, risulterebbero a tratti fuori luogo, dato che si è passati dall’eleganza impeccabile, ammiccante e virtuosa di Sean Connery alla granitica e machista, fisicamente sanguinolenta (alla Jason Bourne, che ha trasformato completamente la figura della “spia” bondiana tutta savoir-faire, seduzione, fascino intramontabile e compostezza anche nei momenti più action) di Daniel Craig. Restano costanti i temi d’amore o torbidi delle varie Bond girls di turno con le loro armonie sonore tra il romantico-tensivo, il sexy lascivo e il nostalgico-tragico, nella stragrande maggioranza dei casi dai finali non poco rassicuranti e altresì “mortali”. Di rado vi sono liete conclusioni nei rapporti amorosi più o meno fugaci nell’esistenza helzapoppin’ di James Bond; difatti i compositori che hanno impugnato la bacchetta per una sola volta o in più occasioni dopo le mirabolanti scores barryane hanno comunque dovuto rifarsi, volenti o nolenti, palesemente o meno, al suo stile inconfondibile e altamente ammaliante e cullante, con quei temi romantici immediatamente orecchiabili e intonabili, da entrare di diritto nell’immaginario collettivo. Mutano i tempi e con essi le musiche a commento, oggi più che mai con partiture bombastiche tutte uguali (copia e incolla), atematiche (perché il gran bel tema impaurisce gli stolti produttori e registi, per lo più ignoranti musicalmente, che ritengono distragga il pubblico del loro film) e sullo stile dilagante alla Hans Zimmer (tra l’altro proprio l’ultimo dei compositori chiamato a musicare il “testamento” bondiano di Daniel Craig, dove, non dimentichiamolo, cita motivatamente il tema d’amore We Have All the Time in the World da Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà del 1969, leitmotiv anche canoro con la performance indimenticabile di Louis Armstrong) che hanno preso il sopravvento in special modo nelle ultime rocambolesche e drammatiche oltre ogni dire avventure bondiane di Craig. Faccio riferimento alle partiture induttive, incorporee e in alcune pagine d’azione molto zimmeriane di Thomas Newman per Skyfall e Spectre e lo stesso Zimmer che rifà se stesso in No Time to Die – sempre e in ogni caso tenendo in considerazione, nelle sequenze con le Bond girls, gli stilemi alla John Barry per i temi romantici: un file rouge continua ad esserci, seppur celato sotto mille effetti visivi, sonori e dialoghi sempre più presenti e intensi. Anche le scores di David Arnold, che ha scritto ben cinque colonne sonore per Bond, da Il domani non muore mai a Quantum of Solace, contenevano, pur nella struttura elevatamente bombastica e a tratti colma di clangore sinfo-elettronico, reminiscenze tematiche amorose alla Barry, sempre nel pieno rispetto di quel sound che ha reso musicalmente la saga di 007 quella che attualmente tutti conosciamo.

Andrea: Ogni istituzione, impresa o fenomeno culturale viaggia nella storia e quindi vive nel tempo in maniera evolutiva; altrimenti semplicemente non sopravviverebbe. Ne so qualcosa perché la mia Bluebelldisc Music è nata in realtà, nella sua precedente vita, più o meno ai tempi di Bond/Connery ed è rinata quattro anni fa (in piena “era Craig”) adeguandosi ai tempi odierni, ma mantenendo e rivalorizzando anche il suo passato. Così le “ere Bond” – che io personalmente distinguo in “classica” (1962-1971), “rinascimentale” (1973-1985), “neoclassica” (1987-1989), “barocca” (1995-2002) e “romantico-contemporanea” (2006-2021) – sono tutte connesse tra loro, ma si adattano e vivono il loro tempo stilistico-narrativo; le musiche che hanno raccontato le pellicole sono a loro volta sincronizzate con l’evoluzione del cinema noir e d’azione e pertanto il modus musicandi di un film di oggi sarà rispettoso delle moodalità produttive aggiornate dell’industria del soundtracking applicata ai multimedia. Tuttavia i riferimenti al passato, oppure il manierismo d’epoca, in un musicista colto, preparato e sapientemente connesso coi trascorsi cinemusicali, ben si avvertono. Un esempio pratico: David Arnold, nel suo love theme per il film La morte può attendere (or. Die Another Day) del 2002, intitolato Going Down Together, parafrasa palesemente il tema di Barry per la nota You Only Live Twice del 1967, oltre a citare anche il “vamp” del James Bond Theme. Quindi musica nuova e originale, ma sempre con occhi e orecchie rivolti alla legacy sia del personaggio Bond sia dei suoni che lo hanno potenziato sul grande schermo. La musica per Bond è dopotutto come un gadget: deve sempre averla appresso ma, di film in film, cambia ed è costantemente più evoluta e al passo con le mode e il progresso della tecnologia e delle possibilità tecnico-produttive dell’epoca in cui il racconto che ci viene proposto è contestualizzato e realizzato. Le sequenze dei film dell’era romantico-contemporanea sono ghiotte di riferimenti e citazioni del Bond classico, a volte in maniera palese e didascalica, a volte in maniera più latomica e non conclamata.

Allarghiamo il discorso: come si lavora ad un libro interamente dedicato alle colonne sonore? Ricerca, ascolto, storytelling…

Massimo e Andrea: Si lavora con cognizione di causa e perseveranza, quindi con la ricerca di fonti librarie e sonore, l’ascolto reiterato delle colonne sonore da analizzare, fino a conoscerne ogni singola nota e scena musicata di appartenenza, visto che parliamo di Film Music, e una scrittura attenta ad ogni sfumatura nella trama storiografico cine-musicale della saga trattata. Un lavoro certosino che si dovrebbe fare (e si fa, almeno suppongo) ogni volta che si prende in mano la materia che si vuole sondare così da trarne il meglio, non escluse le curiosità, che sono poi quelle che rendono speciali un libro del genere, sia che si parli di musica, di cinema o di arte in generale.

Operazione Underscore sarà disponibile solo in Italia e in italiano, almeno per ora. In un futuro potrà diventare una pubblicazione internazionale? Sarebbe un bellissimo “regalo” a tutti i bondiani sparsi sul globo!

Massimo: Dico solo… non si sa mai!
Andrea: Senza dubbio sarebbe interessante una versione inglese “Operation Underscore”, dieci anni dopo The Music of James Bond di Jon Burlingame, che già trattò monograficamente il tema nel volume internazionalmente più autorevole sulle musiche di 007 (ma mai tradotto in italiano). Se le parti puramente storico-espositive del nostro libro sarebbero facilmente traducibili, questo non vale altrettanto per la sezione predominante dedicata alle recensioni e alle argomentazioni che, per loro natura, sono molto più difficili da tradurre e “rendere”, se non concepite in lingua originale, perché alcune gergalità o concetti espressi in italiano potrebbero non essere adeguatamente riportati – e pertanto compresi – nel loro significato più corretto e specifico, laddove tradotti ma non concepiti in una lingua estera. Però, sarò opportunamente citazionistico nell’affermare… never say never again!

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