Rita Bincoletto, con Diego Vio e Max Trabucco, ha recentemente pubblicato pe Abeat Records il nuovo disco Duende. Un processo creativo intenso che ha portato alla nascita di un lavoro dal gusto mediterraneo e di altissima qualità. Abbiamo parlato con lei per approfondire l’argomento.

Un caloroso benvenuto a Rita Bincoletto. Ti incontriamo dopo la release del tuo spettacolare disco Duende. Quali emozioni hai provato nel veder nascere questo lavoro?

Buongiorno! La realizzazione di questo album è stata come la nascita di un figlio. Prima il processo compositivo, la scelta e l’arrangiamento dei brani con i musicisti che stimo, i giorni di registrazione intensi e ricchi di ispirazione, fino alla scelta della copertina e l’uscita in forma digitale ma soprattutto fisica del disco. Avere l’idea di un progetto, una sonorità che si porta a termine è una soddisfazione che ti mantiene vivo, e sicuramente ce ne saranno altre in futuro.

Con te Diego Vio e Max Trabucco, nomi che non necessitano di troppe presentazioni. Ci racconti quando è nata la vostra amicizia e la vostra collaborazione artistica?

Conosco entrambi da molto tempo: Diego, di estrazione classica e amante della musica del mondo che mi ha sempre trasmesso nelle sue mille sfaccettature, compositore di molti brani dell’album dalle sonorità più arabeggianti a quelle più virtuose; gran parte del processo compositivo é avvenuta tra noi, navigando nell’onda di questa sensazione e nella ricerca di un connubio tra musica e testo. Con Max c’è una grande amicizia che ci lega da quando frequentavamo prima la scuola di musica e poi il conservatorio nella classe di Jazz, è un ottimo musicista riconosciuto a livello nazionale con gusto e ottime idee; maestro di batteria, in questo progetto invece si è cimentato nelle percussioni con l’uso di strumenti particolari che hanno dato particolare sonorità ai brani. Condividiamo musica da molto tempo e ci lega una profonda amicizia e una conoscenza che ci permette di affrontare il lavoro in modo scherzoso ma allo stesso tempo professionale.

Torniamo a Duende: come avete lavorato a queste nuove canzoni? Come tu, Diego e Max avete trovato la giusta sintonia e in che modo “dialogate” all’interno del lavoro?

L’ amore per il gusto mediterraneo accomuna tutti e tre, e dopo alcuni concerti su questo sound é partita spontaneamente l’idea per questo progetto. L’ ascolto e l’interplay é una caratteristica fondamentale che ci permette di dialogare liberamente nei concerti, ma anche nella sessione di registrazione è successo questo, con l’aggiunta di Anais Drago, una violinista d’eccezione che abbiamo conosciuto il giorno stesso, per questo restare in ascolto é l’elemento che ha creato la magia.

Domanda difficile: potendo scegliere una sola traccia, quella più rappresentativa, quale sarebbe? E perché?

Ogni brano rappresenta un volto dell’album, è davvero difficile scegliere. Per quanto il brano “Duende” porti il nome del disco e descriva in musica la nostra interpretazione del significato simbolico di questa parola, scelgo “ Desert Way” per la sua idea del viaggio onirico in una terra misteriosa che ci affascina; il brano è già un trip nella sua composizione, formato da più parti che richiamano il mondo del Medio oriente e dal solo di violino in un continuo crescendo che ci fa volare su queste terre.

Duende dal vivo: dove e quando potremo ascoltarvi e vedervi?

Il 12 agosto saremo a Vittorio Veneto, ma le date sono sempre in aggiornamento e potete seguirci nei canali social.