Siamo su Underground Playlist, benvenuto Pambianchi! Ci racconti la tua storia in breve? Quando hai iniziato a fare musica?

Ciao! Mi chiamo Gregorio Pambianchi, ho 25 anni e sono un cantautore di Ferrara.

La musica ha sempre fatto parte della mia vita benché nessuno in famiglia fosse un musicista: mia mamma mi portava con sé quando cantava nel coro della chiesa e mio papà comprava moltissimi CD. Programmi TV come Top of the Pops o Festivalbar erano un appuntamento fisso.

Da qui è nata la passione per il canto, che ho coltivato frequentando per anni lezioni private. Negli anni ho pubblicato diverse cover su SoundCloud e YouTube registrate nel mio “studio” in soffitta: mi è stato utile per sperimentare, crescere e apprendere basi di editing, registrazione e produzione.

La svolta però è arrivata durante la pandemia. Mi sono reso conto che, data la spietata concorrenza sui social, non sarei mai arrivato lontano con le cover. È stato difficile, ma scrivendo e componendo i miei primi brani mi sono reso conto che potevo farcela da solo e che avevo effettivamente qualcosa da dire.

Ho riflettuto a lungo su cosa potessi offrire di diverso per giustificare la mia presenza nel mondo musicale come artista e ho puntato sull’unicità: riportare il genere eurodance in Italia, mescolandolo con tematiche più impegnate del solito. Ho sfruttato le mie influenze musicali e le mie esperienze personali per cucirmi un vestito su misura e raccontare storie in cui chiunque potesse identificarsi.

A livello artistico cambieresti qualcosa nel tuo percorso?

Se tornassi indietro punterei tutto sulla musica. Probabilmente mi sarei iscritto al conservatorio e avrei fatto ogni cosa in mio potere per diventare esperto a livello tecnico. Sento molto la mancanza di una formazione professionale che vorrei recuperare prima o poi.

Non me ne faccio una colpa perché ritrovarsi isolati da contesti e contatti musicali rende difficile comprendere e sviluppare una passione. Inoltre i problemi d’ansia, dei quali sono stato inconsapevole per gran parte della mia adolescenza, hanno limitato sotto ogni aspetto la mia vita finché non li ho scoperti e affrontati. 

Proprio per questo non do nulla di ciò che faccio per scontato. L’aver pubblicato una canzone mi sembra ancora un traguardo che mai avrei immaginato di raggiungere se penso ai miei trascorsi e agli ostacoli che ho dovuto superare per arrivare qui. Credo che alla fine tutto accada per un motivo al momento giusto.

A chi dedichi “Sorgente”? 

Sorgente è una canzone dedicata a tutti coloro che hanno ritrovato la luce nei momenti più oscuri della loro vita e anche a chi è ancora perso nelle tenebre, alla ricerca di quella luce. Ho provato sulla mia pelle disturbi che altre persone affrontano in maniera estremamente più grave. Ho cercato di tendere loro una mano senza pretendere di avere la soluzione in tasca o impartire lezioni. Per questo nel testo invito a riflettere e a trovare in sé stessi la risposta.

L’approccio è quello che ritengo più giusto: comprendo quello che stai passando e ci sono passato anche io, non potrò mai sapere quanto sia pesante per te, ma ti sono vicino e so che ce la puoi fare”. Ho spiegato come l’amore per ciò che mi rende vivo mi abbia aiutato, che una fine può trasformarsi in un atto di creazione.

Quando l’hai scritta e perchè?

Sorgente è stata la seconda canzone che ho scritto per l’attuale progetto. Volevo parlare di come ho superato un periodo complesso, una relazione finita e uno stancante stato fisico e mentale. Nella mia testa si era insinuato il pensiero ricorrente della mia stessa morte ogni volta che andavo a letto.

Ho fatto riferimento al film “The Fountain – L’albero della vita” (Aronofsky, 2006), al quale il brano è un tributo, per trattare temi complessi come vita, morte e amore. Ho cercato di creare una canzone che potesse dare conforto ed energia.

È anche un esempio della direzione che voglio prendere, dato che contiene gli elementi fondamentali che rendono la mia musica diversa dal resto che approfondirò in futuro.

Cosa puoi dirci riguardo il tuo futuro artistico?

Per quanto al giorno d’oggi sia un approccio controproducente, mi piace ancora coltivare il mistero attorno alle novità. Posso dire che Sorgente è solo l’inizio di un lungo corso d’acqua. Rivisiterò l’eurodance portando tanta nostalgia, ma anche una rinnovata voglia di ballare e cantare davvero su un genere che ha fatto la storia della musica internazionale. Racchiude una forza speciale che oggi manca tantissimo e che spero di far tornare.

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