In un presente nel quale la musica è troppe volte concepita come strumento per raggiungere la fama, il successo e i soldi, sovente a discapito della qualità e del valore artistico, i Madyon invertono la rotta, mettendo al primo posto del proprio cammino il cuore e la volontà di fare solo belle cose. Lo dimostrano ancora una volta con il disco “Madyon :: Live 3022”, che traccia la linea tra il passato, da non dimenticare, e il futuro, pronto per essere vissuto. Ne abbiamo parlato con loro.

Ciao ragazzi, un caloroso benvenuto su UGP. Partiamo subito col chiedervi di presentare il progetto Madyon ai nostri lettori.

Ciao e grazie per l’interesse che dimostrate verso ciò che facciamo! I Madyon sono una band italiana, originaria di Cuneo, che fa musica rock con testi in inglese. Diciamo che se vi piacciono i primi Coldplay, The Verve o i fratelli Gallagher, magari vi piaceranno anche i Madyon 🙂

L’occasione di questa chiacchierata è la release di Madyon live 3022, vostra più recente fatica. Un lavoro dal vivo e che crea interazioni tra musica e cinema, trattandosi non solo di un live album ma anche di un live movie, proiettato in alcune selezionate sale cinematografiche. Da dove e come nasce il concept di questo lavoro?

Di solito un live album viene pubblicato successivamente all’album registrato in studio. Noi abbiamo fatto l’opposto, “spoilerando” a chi ci segue la nuova immagine e i nuovi suoni della band, quelli caratterizzeranno l’album che stiamo ultimando in studio. In totale trasparenza il concept aveva come fine anche quello di riportare sul palco con noi il nostro amico e chitarrista Paolo Papini, purtroppo scomparso in un tragico incidente qualche anno fa. L’espediente narrativo del live movie infatti pone tutti i membri della band all’interno di un vecchio televisore, trovato in uno strano laboratorio. Questo tv, sintonizzandosi sulle frequenze del nostro live, a metà concerto ci ha permesso di contestualizzare un filmato semi-inedito in cui Paolo esegue dal vivo il brano acustico/strumentale “Nadìr”.

Nella tracklist è presente un brano inedito, “Here to stay”, che ha il compito di traghettare l’ascoltatore verso la nuova dimensione Madyon, quella che probabilmente ascolteremo in un futuro prossimo. Ci parlate nello specifico di questa canzone?

Sarà un singolo estratto dal prossimo album registrato in studio. Per dirlo in modo simpatico, con “LIVE 3022” abbiamo voluto cominciare ad abituare l’orecchio di chi ci segue. In merito al significato invece, si tratta del processo di ridefinizione delle cose importanti della vita. Quando sei sulla cresta dell’onda tutti ti incitano e vogliono starti vicino ma quando fallisci sono immediatamente pronti ad abbandonarti… e tu resti solo con i tuoi fallimenti. Ed è proprio lì, in quel momento, che ristabilisci l’ordine delle cose importanti e capisci che prima dei traguardi, prima del successo, l’unica cosa che conta è riconoscere il viso della persona che ami. E sapere che è lì per restare.

Nel brano “Nadir” riportate in scena Paolo Papini, scomparso nel 2016. Una cosa che ci colpisce sia da un punto di vista strettamente umano, che artistico. Vi chiediamo quindi cosa rappresenta per voi questa scelta, sia emotivamente parlando che artisticamente.

I Madyon non fanno musica a scopo di business, a maggior ragione con la storia costellata di eventi importanti e contestualmente tragici che ci portiamo dietro. Tutto ciò che facciamo lo facciamo per noi e per chiunque si senta partecipe della nostra storia. Riportare sul palco Paolo quindi non vuole essereun semplice tributo ma un modo per esplicitare la sua costante presenza in tutto ciò che facciamo. Insieme a lui ho personalmente gettato le basi del suono caratteristico dei Madyon e quando a volte lavorando in studio ci areniamo su qualche arrangiamento, capita spesso di pensare a cosa farebbe lui in quel caso.

Sappiamo che siete già al lavoro sul prossimo disco in studio, previsto per il 2023, e che Madyon live 3022 in qualche modo svela quella che sarà la vostra nuova dimensione. Cosa potete dirci di più di questo prossimo lavoro? Senza troppi spoiler.

Sarà un disco che verrà presentato con un’immagine coordinata, una presenza scenica, d’avanguardia che strizzerà l’occhio alla corrente CyberPunk degli anni ’80. Al suo interno però le sonorità si rifaranno a quelle della canzone senza tempo. La tecnologia e l’elettronica saranno a servizio di strutture musicali e arrangiamenti classici, composti da chitarre, piano, basso e batteria. Canzoni che avranno una veste potente e colorata nell’arrangiamento proposto all’interno dell’album ma allo stesso tempo potranno esprimersi in versione acustica, essenziali, nude come quando sono state scritte sul tappeto di casa.

Ultimo spazio interamente libero: concludete questa chiacchierata come volete, in Madyon style.

C’è stato un periodo in cui inseguivamo la popolarità, la fama, con ogni mezzo possibile. Poi sono successe tante cose, alcune che abbiamo scelto, altre che non abbiamo scelto. L’insieme di questi eventi ci ha portato a ristabilire l’ordine delle cose importanti della vita. Abbiamo iniziato a fare le cose col cuore e non per ottenere dei risultati. Alla fine non siamo diventati una band di fama, siamo diventati una band di cuore. Grazie per averci dedicato questo spazio, davvero 🙂