Dopo un lungo periodo di silenzio (non vano) torna una della band più importanti del crossover italiano: gli Unwelcome! Il nuovo disco “Be unwelcome or die” è fuori da pochi giorni e noi di UGP abbiamo voluto incontrarli!

Ciao ragazzi, un caloroso benvenuto su UGP. Partiamo subito dalla più recente novità: Be unwelcome or die è il vostro nuovo disco. Come vi sentite ad essere ritornati sulla scena dopo così tanto tempo?

Ciao e grazie a voi! Siamo veramente molto contenti e molto soddisfatti di questo nuovo disco, le risposte sono state ottime e nonstante questo sia un periodo molto difficile, tra pandemie, guerre e chi più ne ha più ne metta, non possiamo di certo lamentarci. Purtroppo l’attenzione del pubblico per la musica, in particolare quella suonata, è andata diminuendo anno dopo anno. Si sono susseguiti generi e sottogeneri alimentati soprattutto dai social…ma sono solo mode, e noi ce ne sbattiamo delle mode.

Il titolo suona come un dictat: o dalla vostra parte, oppure meglio non incrociare il vostro cammino. A cosa si deve questa netta presa di posizione che quasi imponete all’ascoltatore?

”BeUnwelcome or die” è sempre stato il nostro slogan, lo stampavamo sui flyer, sugli adesivi, sulle magliette, era il dominio del nostro sito internet e ci è sembrata la scelta più ovvia per questo come-back. E poi racchiude un po’ il nostro modo di essere e di concepire la band: sgraditi ma sempre e comunque noi stessi. In alternativa è meglio essere morti.

Ai vostri esordi, e anche parlando dei vostri precedenti dischi, eravate annoverati come un’eccellenza nu metal nostrana. Sappiamo che il nu metal, con la stessa velocità con la quale è esploso è anche andato a scomparire, forse ultime vera “moda” dell’universo rock tutto. In questi ultimi anni pare che vi sia un ritorno di fiamma e di moda (ma è ancora un po’ presto per dirlo). Siete ritornati sulla scena anche per questo? O il vostro lavoro non ha nulla a che vedere con “l’effetto nostalgia”?

Sinceramente l’etichetta nu-metal ci è sempre stata stretta. Ci siamo sempre considerati una band “crossover” nel senso che abbiamo sempre cercato di travalicare i generi, di ibridare, di cogliere influenze un po’ ovunque per farne il nostro suono. Lo abbiamo sempre chiamato “Space-core” ed è l’etichetta che più ci piace. Pensa che il nostro primo disco, “Independent Worm Songs”, era stato prodotto e mixato da EskilLovstroem (il produttore di “The shape of punk to come” dei Refused, disco seminale!) e lo avevamo scelto proprio perché ci aveva folgorato il suo suono “diverso” e l’ibridazione dei generi che aveva sperimentato appunto nel disco dei Refused. Poi l’etichetta con cui firmammo all’epoca ci costrinse a ri-registrare il disco con suoni più “nu-metal” ma a noi il genere in sé non ha mai interessato più di tanto. Inoltre tutti i pezzi che avevamo composto nel periodo post-independent worm songs (e pubblicati solo nel 2020 col titolo “Rifles”) erano già notevolmente distanti da quel suono. Quando gli Unwelcome si sono presi una pausa, abbiamo continuato a fare musica. Abbiamo fatto un disco come Kessler (prodotto da Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz ed intitolato “Un altro giorno d’amore”) in cui abbiamo provato a cimentarci con il rock in italiano. Io ho fatto due dischi a nome Gr3ta, esplorando la mia passione per l’elettronica e l’industrial e per finire io e Maxim abbiamo fatto due dischi come “TheBuckle”, un duo chitarra/voce e batteria, dediti ad un ibrido stoner/hard rock. Insomma non siamo stati fuori dal giro…Quindi, per rispondere alla tua domanda, non ci interessa alcun tipo di “revival” o di “effetto nostalgia”, questi sono gli Unwelcome di oggi, con il suono che si è evoluto in tutti questi anni.

A noi il lavoro è piaciuto indipendentemente da questi discorsi. Scrittura, composizione e soprattutto il lavoro di produzione dimostrano che non avete perso smalto. Quando e in che modo sono nati questi brani?

Ti ringrazio e mi fa molto piacere, vuol dire che abbiamo lavorato bene.Ho registrato, prodotto e mixato personalmente questo disco e ci sono tantissime cose che ho sperimentato: ci sono synth, ci sono distorsioni armoniche, feedback, rumori,  le chitarre non suonano quasi mai “riff” ed il suono è strano…volevo sperimentare e volevo che il suono fosse “diverso”, non vogliamo assomigliare a nessuno, non vogliamo scimmiottare nessuno. Noi facciamo la nostra cosa e basta. La realtà è che nessuno di noi ascolta la stessa musica, non abbiamo un genere preferito o una band od artista preferito. Non abbiamo alcun riferimento musicale, e almeno personalmente, mi annoio ad ascoltare dischi che suonano tutti uguali. Durante la fase di mixaggio del disco ho ascoltato tantissimo jazz, proprio per non avere influenze e condizionamenti a livello di suono.A livello compositivo non abbiamo una regola, alcune canzoni le abbiamo sviluppate insieme partendo da un riff o un’idea ritmica, altre invece sono provini che io o Livio (chitarra) abbiamo sviluppato per conto nostro e poi ci abbiamo lavorato su in sala prove, a volte tutto è partito da un giro di basso mentre altre canzoni erano solo embrioni che poi in fase di registrazione/produzione sono state sviluppate… Come ti dicevo non abbiamo alcun tipo di vincolo o preconcetto. Se in una canzone pensiamo che ci possa stare bene il sax allora ci mettiamo il sax, se pensiamo che ci possa stare bene una tastiera allora ci mettiamo la tastiera.Non abbiamo mai pensato “gli Unwelcome devono suonare in un certo modo”. Se proprio dovessi citare un’influenza “generale” direi che siamo da sempre influenzati dai Faith No More, più che altro a livello di attitudine: liberi di sperimentare e di fare qualunque cosa ci passi per la testa. Ma ripeto: ascolto ed ascoltiamo veramente di tutto, ma è così da sempre…

Il disco è uscito per Ammonia Records, etichetta principalmente punk rock ma che, soprattutto nell’ultimo periodo, ha allargato i suoi orizzonti (pensiamo per esempio al disco di Asia Argento). Come è nata la vostra collaborazione?

Innanzituttocredo che il punk sia stata la mia più grande influenza soprattutto a livello attitudinale: l’’etica del DIY, di fare quello che mi pare e quando/come mi pare. E conAmmonia non ci sono mai scazzi o altro, proprio perchè siamo sulla stessa lunghezza d’onda. In realtà tutto è nato in piena pandemia, quando ci è arrivata la richiesta da Kappa (boss di AmmoniaRec) chè un amico di lunga data e – come me – vecchio cuore granata, per ri-pubblicare il materiale degli Unwelcome che non era mai stato pubblicato: è così che abbiamo fatto uscire la versione svedese di “Independent Worm Songs” ed anche l’album con tutti gli inediti chiamato “Rifles”, entrambi usciti nel 2020. E da cosa nasce cosa…abbiamo ritrovato entusiasmo, abbiamo fatto uscire un singolo nel 2021  e ci siamo messi al lavoro per dare alla luce un nuovo disco. E’ tutto merito (o colpa) di Kappa!!!

La dimensione live è sicuramente molto importante per voi. Avete già in programma dei concerti? Come saranno gli Unwelcome dal vivo nel 2022?

La dimensione live è fondamentale per una band underground ed è anche la cosa più divertente dell’essere in una band. Purtroppo siamo appena usciti da un periodo molto difficile per la musica dal vivo, dopo due anni e oltre di chiusure e restrizioni per colpa del Covid…ed ora che tutto sta ripartendo ovviamente ci vuole un po’ di tempo affinchè tutto torni come era prima (se mai succederà). Sicuramente stiamo cercando di organizzare qualche concerto in estate per presentare e promuovere adeguatamente il disco, ma come ho già detto questo è un periodo un po’ caotico e noi vogliamo fare le cose per bene.

Concludiamo chiedendovi due cose: cosa cambiereste del vostro passato artistico e cosa vorreste invece realizzare nel prossimo futuro?

Ormai il passato non si può cambiare, ed in definitiva noi siamo il frutto di tutti gli errori e di tutte le decisioni prese nel passato…non mi piace piangere sul latte versato, certo se potessimo riavvolgere il nastro di questi ultimi venti anni cambieremmo alcune cose, faremmo scelte differenti ed altre invece le ripeteremmo, ma anziché pensare al passato penso sia più stimolante concentrarci sul futuro. Come dicevo vogliamo sicuramente organizzare un po’ di concerti, ma la vera mission nell’immediato futuro sarà quella di spendere in malo modo tutti milioni che Ammonia ci pagherà di royalties!!! Be Unwelcome or die.