Talento, studio, motivazione e personalità. Queste le caratteristiche di Aura Nebiolo, stella nascente della label Abeat Records che ha recentemente pubblicato il singolo “Good Roots”. Motivo più che valido per farle alcune domande.

Ciao Aura, benvenuta su UGP! Raccontaci chi sei. Quando hai deciso che la musica era la tua strada?

Ciao e grazie innanzitutto! Sono un artista “tardiva”, se così si può dire. Ho sempre suonato il pianoforte e studiato canto, fin da bambina, ma il mio percorso di studi mi ha portato prima a laurearmi in Chimica presso l’UPO (Università del Piemonte Orientale) e poi a capire che volevo altro nella vita. Sentivo che non mi sarei realizzata a pieno lavorando, come già facevo, nel settore ricerca chimico industriale. Così alla “veneranda” età di 24 anni ho deciso cosa fare da grande, o almeno di provarci! Mi sono iscritta al conservatorio Ghedini di Cuneo per poi laurearmi nel 2018 in Canto Jazz. Ma anche quel traguardo, in qualche modo non mi “bastava”, avevo sempre la sensazione di dover fare di più per trovare la mia vera strada. Così mi sono spostata al Vivaldi di Alessandria per studiare composizione ed orchestrazione con il Maestro Enrico Fazio. Lì ho trovato gli insegnamenti e l’appoggio che mi servivano. Ho trovato anche il coraggio. Mi sono quindi laureata in pieno lockdown ad Aprile 2021, con una tesi su Kenny Wheeler, compositore che ha influenzato molto il mio modo di vedere le sentire la musica. 

Abbiamo ascoltato il tuo nuovo singolo Good Roots e ce ne siamo innamorati. Come è avvenuta la genesi di questa canzone?

È stato il primo brano scritto da me, in assoluto. Avevo degli accordi che mi giravano in testa, forse non avevano nemmeno molto senso, ci ho aggiunto le prime 3 note della melodia. In 3 giorni avevo scritto le prime misure di musica della mia vita. Le ho portate al mio Maestro e abbiamo incominciato a lavorarci. Mi ha fatto ascoltare altri compositori e ovviamente studiare tanto. Una volta composto il tema, che prevedevo suonato da una tromba e non cantato, ho incominciato a pensare ad una orchestrazione. In quel momento stavo lavorando sulle armonizzazioni dei sassofoni, così li ho aggiunti. Ma anche nell’orchestrazione, non solo nel tema, mi sarebbe piaciuto dare quella sensazione prima di confusione, poi di chiarificazione e malinconia. 

Talento e tecnica non ti mancano. Quanto lavoro c’è dietro il tuo progetto e quanto è importante lo studio e il perfezionamento?

Tanto. Tantissimo. Tanto tempo, tanta testa, tanto cuore, mille emozioni. Il progetto è nato nel 2019 e ci ho messo quindi un po’ di anni a realizzarlo. Per me il lavoro e l’impegno sono essenziali, forse perché ho iniziato la formazione accademica relativamente tardi rispetto alla media dei musicisti, mi sono sempre sentita in qualche modo “in difetto”, “in ritardo”. Quindi lavorare sodo a testa bassa mi ha aiutata a trovare il mio posto, per ora. Ora insegno canto e teoria musicale  ma continuo a studiare canto con Laura Conti presso il Vivaldi e seguo spesso workshop di varia natura. Credo fermamente nel “Long Life Learning”.

Il brano esce per la prestigiosa Abeat Records. Come sei arrivata a lavorare con loro? Quanto è importante per te il supporto di una label di questo calibro?

Devo assolutamente ringraziare Mario Caccia di ABeat perché abbiamo lavorato insieme praticamente un anno e mi ha seguita veramente con molta attenzione! L’etichetta, già la conoscevo ovviamente per i dischi stupendi che ha prodotto in tutti questi anni, mi è stata consigliata da moltissimi musicisti che hanno collaborato con Mario e ABeat, tra i quali Dado Moroni (mio insegnante al Vivaldi di Alessandria) ed Enrico Fazio. Sono sincera, ancora resto incredula che ABeat abbia scelto il mio lavoro tra i moltissimi che riceve e i pochi che produce. Sono onorata davvero perché il loro supporto è stato e sarà essenziale.

Aura Nebiolo sul palco: come affronti la dimensione live?

Io adoro stare sul palco, lì sopra sono proprio una prima donna eheh! Poi scendo e torno la timida bambina di campagna che non sa cosa dire o cosa rispondere ai complimenti. Convivono in me queste due personalità che spesso litigano e per fortuna molte volte vanno d’accordo. Ho capito facendo attività concertistica da quasi 17 anni, che mi piace anche raccontare cose durante i miei concerti. Soprattutto se canto brani jazz, magari in inglese, che dietro hanno una storia o un aneddoto, mi piace che le persone li capiscano. Poi do sempre tutto. Esco dai concerti che sono mentalmente stanchissima ma allo stesso tempo adrenalinica. Fare concerti, come penso per moltissimi musicisti, è un’ innocente droga fantastica. 

Il 12 maggio uscirà anche il disco A kind of folk. Cosa ci puoi anticipare?

Vi posso dire che tutto il disco è permeato dall'”aura” di Kenny Wheeler (scusate il gioco di parole!). Mi ha ispirato in ogni nota, sia nella composizione sia nell’arrangiamento. Il titolo stesso del disco e della title track, è un gioco di parole che vuole riprendere il titolo di un brano proprio di Wheeler “Kind Folk”, che troverete esplicitamente citato. Questo disco rappresenta me, in questo momento, ho cercato di mettermi a nudo, sia mentalmente sia emotivamente. Mi fa sentire coraggiosa e atterrita allo stesso tempo! Grazie di avermi dato questa opportunità e questo spazio. 

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