Nei giorni scorsi arriva in redazione un comunicato stampa di una band che, detto con estrema onestà, non avevo mai sentito nominare. New Martini. Con la medesima estrema onestà di cui sopra, vi confesso di rimanere subito affascinata da questo nome, che in un nano secondo mi catapulta nella Milano da bere, quella che tra gli anni ’70 e gli ’80 (ma a dirla tutta anche per buona parte dei ’90, per dare a Cesare quel che è di Cesare a ai ’90 quello che è dei ’90) ha trasudato mondanità, cocktail, party dove mini abiti in lustrini si sprecavano per poi farsi notare anche alle mostre d’arte (dove si beveva anche lì), nei ristoranti, in centro, e potrei andare avanti. Insomma, ci siamo capiti. E le info della band, dalla bio alle reference stilistiche, proprio lì ci portano, in una narrazione perfettamente cucita intorno al progetto. Ma poi si sa, la prova del nove la fa sempre la musica e in questo caso il singolo in questione, “Non ci lasceremo mai da giovani”, che viene pubblicato proprio oggi per Ammonia Records. Scalpitante di curiosità, quindi, apro il file mandatomi dall’ufficio stampa, alzo il volume e dopo 5 secondi netti eccomi proprio lì, in quella Milano da bere di cui vi ho appena raccontato. “Non ci lasceremo mai da giovani” è un brano pop leggero, nel senso migliore del termine, con un’anima malinconica che non si nasconde dietro il testo semplice (ma convincente). Malinconia per qualche cosa di passato, di terminato forse, come la Milano da bere, e che per i New Martini è un’idea di uomo un po’ Califfo un po’ Iglesias. Un uomo che – a detta loro – avrebbero voluto essere ma che non sono. E forse questa è la parte migliore della canzone, che musicalmente parlando non ha assolutamente nulla che non vada e che anzi gira benissimo e girerebbe benissimo in radio come nel Juke Box (o nella playlist Spotify) di Una Rotonda sul Mare, ma che diventa inno coraggioso dell’uomo, o del maschio se preferite, che da sempre deve fare i conti con un obiettivo virile, con un immaginario machista, spesso impossibile da raggiungere perché irreale. E parlare di questo, nel 2022, è un atto di coraggio, intelligente, liberatorio, doveroso.

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