Venerdì 21 maggio l’artista Federico Cacciatori ha pubblicato il suo nuovo singolo “Veste di colori”, accompagnato da un video che cerca di riportare allo sguardo dello spettatore quella che è stata la situazione in cui la canzone è nata. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.

UGP: Ciao Federico, partiamo subito col chiederti di introdurci il tuo progetto da solista a chi ancora non ha avuto il piacere di conoscerti!

Ciao a tutti, sono Federico Cacciatori, batterista e compositore classe 1999. Non ricordo un periodo della mia vita senza la musica, dopo diversi anni passati su e giù da un palco, vincendo la mia “vergogna” di far ascoltare la mia musica ad altre persone, decido così di scrivere un EP durante il primo lockdown, intitolato “Moments From Space”, che rappresenta l’esagerazione del mio stato d’animo durante quei mesi passati tra le mura di casa lontano dalla mia quotidianità.

UGP: “Veste di colori” è il tuo nuovo brano. Ti va di farci da guida all’ascolto?

“Veste di colori” è un brano strumentale che nasce da un mio sfogo, nei confronti di certe parole che mi vengono dette nel luogo e nel momento sbagliato. Il riparo, da queste cattiverie gratuite sono stati i colori, non solo quelli che si trovano in natura, ma i colori delle persone, quelli che le definiscono, i colori con cui le persone illuminano il mondo. La mia esigenza di oppormi a queste beffarde parole, non solo mi ha fatto capire realmente quanto peso possano avere, ma anche quanto, siano in grado di modificare lo stato d’animo delle persone. Così ho ragionato, sulle infinite volte in cui, veniamo giudicati solo ed esclusivamente dalla veste, ovvero dalle apparenze. Raramente veniamo considerati per quello che realmente siamo.

UGP: Da quest’ultimo concetto nasce il titolo del brano. Come mai hai scelto di lasciare il brano solo strumentale e non affiancarlo ad un testo?

Non ho scritto un testo perché ritengo che sia molto difficile esprimere certi concetti e certe sensazioni a parole, e così ho assegnato il discorso musicale alla chitarra, che ritengo uno strumento che dispone di un’infinita vastità di soluzioni sonore.

UGP: Se dovessi scegliere un colore, quale sarebbe quello che meglio potrebbe rappresentare il singolo?

È difficile trovare un solo colore che rappresenti il brano perché, il colore esprime tutte le sfaccettature del nostro carattere, e credo che esse siano impossibili da concretizzare.

UGP: Ma adesso parliamo anche del video! Come nasce l’idea?

Quando ho riascoltato il brano per la prima volta, avevo già in mente il video. Ho raccolto tutti i messaggi chiave e li ho subito spediti al regista del video: Daniele Zavaglia, il quale, molto entusiasta, ha accolto tutte le mie idee. Il protagonista del video è il mio alter ego; quando mi sono trovato davanti ad un episodio sgradevole che mi ha a dir poco sconvolto, sono subito corso al pianoforte e ho scritto veste di colori tramite un vero e proprio viaggio mentale immerso tra i colori. Questa è la situazione che ho voluto rappresentare anche nel video, dove il protagonista fugge dalle cattiverie che gli vengono riversate in modo del tutto sgradevole. Il suo riparo da questo malessere è un luogo nel quale nessuna parola e nessun pregiudizio sono in grado di alterare il suo stato d’animo, non a caso il video termine con un sorriso!

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