Ispirata da artisti quali Björk, A-WA, Cat Power, Lianne La Havas e Jessie Ware, la cantante e musicista Rosanna Salati debutta con il singolo electro-pop “When I heard”. Il brano, nato durante una giornata di improvvisazione con loopstation, beatbox e chitarra elettrica, è stato poi prodotto da BiancoSporcoProduzioni (pseudonimo dietro cui si cela il compositore e producer Francesco Bianco) il quale, per la lavorazione di “When I heard”, si è ispirato ai brani di Liberato.

Per quanto riguarda la produzione, Rosanna svela: «Il lavoro di Francesco è stato fondamentale, per la riuscita del brano. Ha aggiunto alcuni cambi armonici, batterie elettroniche, sintetizzatori, elaborato le voci: insomma, ha prodotto un capolavoro, a mio avviso». Dal punto di vista del testo, il brano lancia una critica alla società odierna, fatta di consumismo e scalata sociale obbligata, mentre il mondo attorno cade a pezzi, martoriato da sfruttamento incontrollato delle risorse e inquinamento.

La cantante descrive così l’atmosfera del singolo: «Il brano parla di gesti rivoluzionari di fronte allo smarrimento che proviamo se tentiamo di decodificare i meccanismi su cui si basa la società moderna. La prima frase recita “When I heard the revolution I could see the sky”, e cioè “Quando ho sentito la rivoluzione ho potuto guardare al cielo”: è una rivoluzione interna, quella di cui parlo; è la ribellione dell’Io verso una struttura sociale che non mi appartiene. Un semplice gesto, quello di alzare gli occhi al cielo, credo sia rivoluzionario, oggi, in una società che ci vende la corsa al successo, la macchina nuova, la fretta, la competizione sfrenata fino a distruggere addirittura il pianeta che abitiamo. Alzare gli occhi al cielo, fermarsi, sono gesti rivoluzionari, oggi. La seconda parte si sofferma sul ritorno alla semplicità della natura, dobbiamo tornare a Lei, ai suoi ritmi, rallentare».

Il singolo “When I heard” segna l’inizio della collaborazione di Rosanna Salati con l’etichetta capitolina Aventino Music, collaborazione iniziata grazie all’intercessione di Dario Giuffrida, batterista dei Granato e ottimo ingegnere del suono (il mastering del brano è curato da lui) che, insieme a Francesco Bianco, ha fatto ascoltare a Claudio Scozzafava la sua musica.

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