Alessio De Felice, in arte Dealit, è un cantautore, musicista e produttore fiorentino. Si avvicina alla musica da giovanissimo, iniziando a studiare chitarra classica ed elettrica a soli 10 anni. Nel 2016 comincia il suo percorso artistico, dando vita ad un genere molto personale e facilmente riconoscibile, un crossover tra Hip Hop, Rap e Pop, con sfumature ed influenze Punk Rock. Nel corso degli anni partecipa a molti eventi live locali, suonando anche, occasionalmente, in diverse formazioni ed esibendosi con loro in qualità di chitarrista e/o cantante. Nel 2018 pubblica l’album d’esordio “Ignoranza” e nel 2020 i suoi nuovi inediti, grazie a rime dirette, un flow fluido, testi minuziosamente curati ed un’impronta stilistica personalissima, riscuotono un ottimo successo di pubblico e critica, portandolo ad essere riconosciuto come una delle proposte più interessanti del
panorama underground italiano.

Il testo del pezzo, che si posa su un elettrizzante crossover di Rap, Hip Hop e Punk-Rock, con sfumature Pop, descrive gli stati d’animo ed i punti di vista dell’artista sulla fugacità della vita e del tempo, visto come un nemico impossibile da sconfiggere.

Il tempo, questa la parola chiave di “Serial”, quelle lancette che con il loro ticchettio folle e frenetico scandiscono la vita di ciascuno di noi, portandoci a correre una maratona estenuante – «seguo il fondo con la corda al collo» – verso il raggiungimento dei nostri obiettivi. Dealit, con lucidità ed intelligenza, in questo brano ironizza, prendendosi gioco di quel nemico che scorre difilato, tra sbalzi d’umore, apatia – «sto muovendo un incubo sveglio unito al cazzeggio» – e riflessioni su quell’individualismo – «muoio, freddo, intorno il vuoto» – che la società moderna sembra promuovere.

L’audio di “Serial”

«Comunque vedi il dramma (beh dunque?), quello che ti insegnano che porta a rinunce» – un dialogo tra sé e sé che punta i riflettori non soltanto sul tema tempo, ma anche sulla cultura contemporanea, sfociando in una ricerca profonda e personale del proprio percorso, tra i grovigli della quotidianità – «sveglio da quel coma ripercorro la luce» -, per giungere infine, dopo tanta strada in salita percorsa, a ritrovare ciò che siamo realmente, la nostra vera essenza, liberi da stereotipi, categorizzazioni ed imposizioni- spesso mascherate da linee guida – temporali ed intellettuali.

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