Quaalude è una band milanese che ha da poco pubblicato il primo album “Under My Hat”. Ho l’occasione di fare loro qualche domanda riguardo la loro storia e la loro musica.
UGP: Ciao a tutti e benvenuti su Underground Playlist. Ci raccontate chi sono i Quaalude e come avete iniziato a lavorare insieme?
Q: Ciao, noi siamo i Quaalude, una band pop rock nata a Milano nel 2014 e formata da Noemi (voce), Federico (chitarra), Erik (chitarra), Cece (basso) e Marco (batteria). Facciamo musica insieme perché, da musicisti ed appassionati, vogliamo condividere le nostre emozioni attraverso ciò che suoniamo, lasciando qualcosa di noi in chi ci ascolta, evocando le sensazioni che proviamo attraverso le canzoni in più condividiamo la passione per le rock band made in UK (tra gli altri The Cranberries, U2 e Oasis) che, combinata con l’amore per il pop e il rock più attuale, ci ha portati ad iniziare insieme questo progetto a forgiare un’identità musicale distinta e ben caratterizzata da atmosfere brit.

UGP: Come nasce il vostro nome?
Q: Il nostro nome è abbastanza particolare e nasce dopo una normale serata al cinema tra amici. Eravamo infatti, alla ricerca di un nome per la band quando siamo finiti a vedere il film The Wolf of Wall Street, dove praticamente tutti i protagonisti fanno uso continuo e intensivo di droghe e soprattutto di Quaalude, un farmaco molto usato dalle casalinghe negli Stati Uniti per il trattamento dell’insonnia ma che, se assunto grosse dosi provoca un effetto euforico ed allucinogeno. Questo paradosso c’è piaciuto molto ed è servito da ispirazione per il nostro nome perché, come ci piace raccontare, se si viene ad un nostro live e non ci si annoia nei primi minuti allora significa che abbiamo lasciato qualcosa in chi ci ascolta ed ascoltandoci ancora, ad una dose maggiore, l’effetto che trasmetteremo sarà quello di euforia, cercando di
indurre dipendenza nel pubblico.
UGP: Quali sono i consigli e gli insegnamenti che avete ricevuto nel corso del tempo che vi hanno fatto crescere come band?
Q: Il primo consiglio che diamo è quello di investire più tempo possibile nel suonare insieme in sala prove, così da imparare dai propri errori e mature come band e soprattutto di stare il più possibile a contatto col pubblico e farsi la gavetta nei locali senza snobbare nessuna possibilità, in modo da conoscere sempre più persone ed avere più feedback possibili, utili a migliorarsi di volta in volta. Le sensazioni che un palco può regalare sono uniche ed i live continuano ad essere essenziali, sono la vera essenza della musica e portano a crescere come band. È anche importante impegnarsi sempre ad alzare qualità e professionalità della propria musica e dei contenuti per rendere più unica l’esperienza nel pubblico che vi scopre e segue, il processo di crescita deve essere costante ma libero e sperimentale, senza farsi deviare ed influenzare dalle mode del momento, continuate a fare quello che vi piace!
Infine, è importante capire che i social ormai condizionano molti aspetti della nostra vita ed hanno avuto un impatto enorme sulla musica. Per band emergenti come noi è essenziale avere una presenza importante sui social per poter farsi conoscere ad un pubblico più ampio.
UGP: Quali sono gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente?
Q: Scriviamo canzoni in inglese e la nostra identità musicale è ben distinta e caratterizzata da atmosfere brit ed internazionali. Di conseguenza le nostre fonti di ispirazione principali sono band made in UK: sia quelle più classiche (tra gli altri The Cranberries, U2 e Oasis) che quelle più attuali (come Arctic Monkeys, Editors, Two Doors Cinema Club e Muse).
UGP: Quali sono i vostri programmi per il futuro?
Q: La grande notizia che possiamo darvi è che l’11 dicembre è uscito il nostro nuovo disco, che si chiama “Under my Hat”, un viaggio di sperimentazioni musicali, cambiamenti e scoperte durato tre anni e accontato in 7 canzoni. Inoltre, finito questo difficile periodo, vorremmo estendere il nostro raggio d’azione all’estero, provando a fare ascoltare ed apprezzare la nostra musica al di fuori dei nostri confini nazionali e cercare anche di organizzare un tour promozionale in Inghilterra.
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